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Nelle
unità di terapia intensiva l'intubazione endotracheale
(naso-oro-tracheale) è divenuta la metodica principe
nell'assistenza e controllo delle vie respiratorie,
un vero e proprio presidio salvavita.
L'introduzione di un tubo endotracheale, anche per periodi
estremamente brevi, può provocare un danno alle
strutture laringee e alla trachea, talvolta microscopico
e clinicamente insignificante o un edema della mucosa
più o meno marcato che può essere responsabile
di una disfonia moderata o di uno spasmo laringeo nelle
fasi del risveglio, dislocazioni aritenoidee, laringite
ipoglottiche, o erosioni della mucosa tracheale: lesioni
che in genere trovano spontanea risoluzione nell'arco
di qualche giorno.
Diversamente avviene quando l'intubazione deve per necessità
prolungarsi nel tempo.
Svariati risultano i fattori implicati nell'etipatogenesi
delle complicanze da intubazione: la forma e la grandezza
del tubo, la consistenza del materiale, il tipo di cuffia
gli agenti utilizzati per la sterilizzazione, la difficoltà
ed il trauma dell'intubazione, lo stato di coscienza
e la tolleranza al tubo, la via di intubazione, la presenza
di infezioni soprattutto polmonari, la coesistenza di
problemi clinici di ordine generale ( diabete, nefropatia),
l'utilizzzazione del ventilatore automatico, il reflusso
gastro-esofageo, l'attenzione dedicata alla gestione
del tubo, la pressione delle cuffie, la fissazione del
tubo, l'allontanamento delle secrezioni, l'umidificazione,
la mobilità del tubo etc.
La giusta considerazione dei diversi fattori dianzi
citati con il monitoraggio endoscopico delle lesioni
sin dal loro insorgere e la più qualificata professionalità
del personale medico ed infermieristico delle unità
di rianimazione, ha consentito negli anni una notevole
riduzione delle complicanze severe pur prolungando significativamente
la durata dell'intubazione.
Chiaramente quando esistono diversi fattori negativi,
quali infezioni polmonari, diabete, alterato metabolismo
e condizioni di iponutrizione, un'intubazione che dovesse
prolungarsi oltre 10 giorni, potrebbe comportare il
rischio serio di severe complicanze: la possibilità
di poter effettuare una tracheotomia deve essere presa
in considerazione.
I vantaggi che derivano dall'effettuazione di una tracheotomia
sono evidenti:
- le prime vie aerodigestive sono libere e perciò
più facilmente controllabili,
- è consentita ove possibile la deglutizione
e fonazione,
- il tubo endotracheale provoca minori riflessi tussigeni
ed è più facilmente ricambiabile,
- più agevole risultano le manovre di rimozione
delle secrezioni,
- lo spazio morto respiratorio è notevolmente
ridotto.
La
tracheotomia chirurgica è pur sempre un atto
operatorio che in determinate condizioni comporta un
impegno rilevante e può risultare indaginoso;
presenta una notevole incidenza di sequele sia intra
che post operatoria (emorragie, enfisemi, infezioni
endo e peritracheali, stenosi tracheali etc).
Si avvertiva l'esigenza di metodiche meno aggressive
e poco traumatiche.
Negli anni ottanta, sulla scorta del successo ottenuto
da diverse metodiche di accesso ad organi interni per
via percutanea, Ciaglia presentava una originale tecnica
di tracheotomia percutanea dilatativa (PDT) mediante
la quale diventava possibile accedere alla trachea in
maniera scarsamente traumatica: nell'ultimo decennio
la tecnica ha trovato progressiva e crescente applicazione
nelle unità di rianimazione consentendo di raggiungere
risultati soddisfacenti a fronte di limitate complicanze.
Per l'effettuazione della tracheotomia percutane dilatativa
secondo Ciaglia è disponibile un Kit completo
di istruzioni che dispone di un bisturi, un ago introduttore,
una siringa, una guida metallica a J, un dilatatore
introduttore, un catetere guida in teflon con arresto
e sette dilatatori di calibro crescente.
La PDT può essere effettuata a letto del paziente
con intubazione endotracheale e condotta in asepsi chirurgica
e dopo opportuno posizionamento della testa del paziente,
da due operatori non necessariamente esperti nella tecnica
di tracheotomia tradizionale: è prevista una
piccola incisione orizzontale di 2 cm circa un centimetro
al di sotto della cricoide che risulta il punto di repere
più facile e sicuro alla palpazione digitale,
nessuna esposizione dei tessuti pretracheali, puntura
a livello del secondo-terzo anello con la siringa fornita
di agocannula contenente qualche cc di soluzione fisiologica
per facilitare la visione delle bollicine di aria che
rassicurano sulla giustezza della penetrazione. Sotto
la guida del dito indice della mano sinistra premuto
sulla linea mediana della parete anteriore tracheale
mentre pollice e medio fissano l'albero laringo-tracheale
contro la colonna cervicale. Rassicurati dalla penetrazione
endotracheale si toglie la siringa con ago e si introduce
nella cannula il filo guida, si asporta quindi l'agocannula.
Sul filo guida si fa avanzare un piccolo dilatatore
esercitando leggera rotazione fino a farlo penetrare
in trachea. Si asporta quindi il dilatatore e si fa
avanzare sul filo guida il catetere guida spingendolo
insieme come una unità fino a quando il bordo
di sicurezza del catetere guida non si trovi al bordo
cutaneo. Si inizia quindi la dilatazione con i dilatatori
di calibro crescente: importante mantenere in questa
fase le relazioni di posizionamento tra catetere guida
e dilatatori, in modo da farli scorrere sul filo guida
come una struttura unica. In rapporto al numero di cannula
tracheostomica scelta è necessario prima sovradilatare
per consentire il passaggio senza danni della cuffia
della cannula endotracheale.
Un terzo operatore con fibroscopio flessibile introdotto
nel tubo endotracheale opportunamente ritirato in modo
da lasciare libera la porzione tracheale da pungere,
può confermare la precisione e la correttezza
delle manovre a livello endotracheale e soprattutto
evitare pericolose lesioni della parete posteriore,
accreditando la metodica di maggiore sicurezza.
Più recentemente il kit di Ciaglia (Blue Rhino)
viene fornito con un dilatatore unico rastremato che
rende la metodica più facile meno traumatica
notevolmente più rapida. Dalla letteratura emerge
la validità e la diffusione applicativa di una
variante alla tecnica percutanea di Ciaglia, proposta
da Griggs (GWDF) che arma il filo guida con una pinza
con la quale apre e dilata la trachea agevolmente.
Altrettanto valida la tecnica di Fantoni (TLT), che
può trovare limitazioni per le ripetute manovre
di intubazione in soggetti a particolare conformazione
anatomica, per le difficoltà di mobilizzazione
del collo e posizionamento del tracheoscopio indispensabile
per la corretta protrusione anteriore della trachea,
nonché in soggetti con trauma maxillo-facciale
e del rachide cervicale e negli ipossiemici gravi per
le fasi di apnea che la metodica prevede.
La tecnica di Ciaglia (PDT) con l'utilizzazione del
dilatatore unico ( Bue Rhino) ha dimostrato facilità
e rapidità di esecuzione, affidabilità
ed applicabilità pressoché generalizzata:
con il conforto endofibroscopico delle manovre la tecnica
acquisisce maggiore sicurezza.
Le complicanze dipendono da contingenze multifattoriali
in particolare dall'esperienza degli operatori sanitari:
sono comunque minori, per gravità e frequenza,
di quelle riportate in letteratura per le tracheotomie
tradizionali.
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